CSR e CDR, cosa sono?

CSR e CDR, cosa sono?

31 MAR 2022

La responsabilità digitale ed analogica delle aziende nel mondo di oggi

CSR – La Corporate Social Responsability

Globalmente, ci troviamo in una situazione profondamente segnata dall’impatto che la pandemia Covid-19 ha avuto sia sulla società sia sui singoli. Un sondaggio pubblicato dal Word Economic Forum, ha rilevato che il 90% dei “cittadini del mondo” auspicano di vivere in un mondo più sostenibile ed equo per tutti e che il 72% si aspetta una trasformazione nel proprio stile di vita, piuttosto che un ritorno al passato.

In questo panorama, così diverso da prima e più attento non tanto alla quantità dell’essere, quanto piuttosto alla qualità, è indispensabile per l’impresa porre una rinnovata attenzione all’impatto che le proprie scelte operative, i propri processi produttivi e le ricadute delle decisioni aziendali siano a beneficio della collettività.
Possiamo dire, insomma, che va ripensata la strategia aziendale a livello sociale.

Un paradigma da cambiare.

“Continuiamo a valutare il successo su basi unicamente finanziare. E’ bizzarro e superato. Le nostre metriche finanziarie, così come la misura della ricchezza di un paese basata sul PIL, stanno creando diseguaglianze sociali e degrado ambientale”, ha affermato in un intervento al vertice WEF Alan Jope, Chief Executive Officer di Unilever.

Effettivamente, la stessa pandemia dipende da un fenomeno di spillover, cioè un balzo interspecie di una patologia, un virus o un batterio, in questo caso da un pipistrello all’uomo. Per approfondire, vi rimandiamo a un articolo pubblicato dal WWF. Tra le cause principe del fenomeno dello spillover, possiamo individuare alcune scelte poco oculate ed espansionistiche di alcuni settori economici, come ad esempio quello alimentare, che per la necessità di un maggior assetto produttivo espandono i loro territori, le loro factories e più in generale il loro campo operativo in aree naturali precedentemente intonse. Questo comportamento rende naturale che ci sia una spirale distruttiva a doppio senso: tanto noi come specie impattiamo sulla flora e la fauna, quanto la flora e la fauna impattano su di noi, con risultati spesso non calcolati.

Senza cercare esempi complessi, basti pensare all’impatto che la deforestazione dell’Amazzonia ha avuto sul nostro ambiente. Il legame tra abbattimento forestale ed impatto ambientale e climatico non solo a livello locale ma globale è ormai comprovato.

Il valore condiviso

Il paradgima del futuro, in realtà già dall’agosto del 2019, ha visto un cambio di rotta quando un nutrito numero di Ceo delle multinazionali statunitensi più influenti del Pianeta, riuniti nella Business Roundtable, aveva dichiarato di voler cambiare completamente il paradigma fondativo delle proprie aziende. Aziende come Cisco Systems, Ibm, Apple, Amazon, Walmart, JP Morgan Chase, General Motors, Boeing si erano già pubblicamente espressi a favore di un business etico.

Il valore prodotto non può rimanere ai soli azionisti, ma deve essere un risultato condiviso tra chiunque contribuisca a generarlo: dipendenti e clienti insieme a tutta la società e al territorio che abita, ovvero a coloro definiti come stakeholder. È giunto il tempo della creazione di valore condiviso.

CSR cos’è?

Corporate Social Responsability, una sigla che in tre parole porta in sé un mondo di rivoluzioni. È diventata così rilevante da essere sbandierata come priorità nelle strategie delle principali corporation globali.

Ufficialmente definita nel 2001 dalla Comunità Europea come: «l’integrazione su base volontaria, da parte delle imprese, delle preoccupazioni sociali e ambientali nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate».

In una società dove i singoli sono sempre più attenti alle conseguenze di cosa comprano, come lo comprano e quando lo comprano, non esiste più ambito d’impresa che possa essere lasciato senza il dovuto monitoraggio.
E’ un cambiamento di paradigma non così rivoluzionario, in fondo, se pensiamo al mondo come ad un sistema. All’interno di questo sistema, compromettere una funzione per favorirne un’altra, inevitabilmente è un gioco in perdita, perché alla lunga andrà a compromettere l’esistenza del meccanismo intero. Favorire il profitto trascurando, ad esempio, la felicità dei propri dipendenti, farà sì che in azienda si lavori male, con superficialità e senza dedicarsi con impegno ai compiti necessari. Traslato in un assetto più globale, questo discorso è ancora più evidente: guadagnare inquinando è un danno per tutti, anche per chi fa profitto.

Dentro la CSR sono molti gli argomenti e le tematiche: c’è l’inclusività, la parità di genere, per citarne due tra le più importanti del momento, ma anche l’assetto green dell’azienda, la restituzione agli stakeholder tramite pratiche a forte impatto sociale, il cui esempio più facile è la beneficenza e molto altro

CDR – una variazione sul tema

Mentre ormai di CSR si parla da diversi anni, anche nel nostro paese, l’ambito della CDR rimane più inesplorato. Per CDR si intende Corporate Digital Responsability, cioè un insieme di pratiche, norme e comportamenti atti ad un utilizzo corretto della tecnologia e del digitale in ambito sociale, etico, economico e ambientale.

Siamo tutti d’accordo che ormai sia imprescindibile avere una soluzione digitale, smaterializzata, delle nostre interazioni. Meeting su Zoom, videochiamate, procedure di lavoro condivise per lo smart-working, monitoraggio remoto, fino ad arrivare a progetti avveniristici come Microsoft Mesh.
Questo traffico, questo flusso di dati, non può e non deve però essere slegato da un punto di vista etico. È definitivamente finita l’epoca in cui la sfera digitale poteva permettersi di essere una sorta di zona franca rispetto alla sfera “analogica” in ragione della sua marginalità.
Come? In moltissimi modi, per fare qualche esempio

Garantendo la protezione dei dati personali, il loro impiego attento e sensibile e la protezione da attacchi mirati a rubarli. Integrando delle pratiche altrettanto responsabili di validazione ed eliminazione dei dati e politiche di cybersecurity.

Sul piano sociale, evitando di rimpiazzare i dipendenti umani con il lavoro automatizzato, siano esse macchine o intelligenze artificiali.

A livello ambientale eliminando, e dove possibile riciclando, i dispositivi digitali obsoleti nella maniera corretta ed avendo un occhio di riguardo per il loro consumo energetico, specialmente su processi energy-intensive come la data factory o gli hosting di grandi quantità di dati.

Possiamo dire che la CDR, dato l’impatto che il digitale ha nella vita quotidiana non solo delle persone, ma anche delle aziende, più che una gemella della CSR ne sia parte integrante.